Come riconoscere un finto social media manager?

Luglio 5, 2021 - Social

Se da un lato è vero che ormai tutti usano e giustamente possono usare i social, lavorare con i social è tutta un’altra storia.

Non è un lavoro per tutti, o meglio, come per ogni altro lavoro, non ci si può improvvisare, perché per lavorare con i social e gestire sia i propri canali professionali che quelli di eventuali clienti, servono una serie di competenze che possono essere acquisite in parte attraverso lo studio e in parte attraverso l’esperienza (che il più delle volte vuol dire facendo degli errori).

Negli anni, ed io con i social ci lavoro da quasi 10 anni, ho commesso tanti errori, errori che mi hanno permesso di imparare e sulla base di questi errori, mi sono reso conto che, molti presunti colleghi, non solo continuano a commettere questi errori, ma addirittura, propongono quel modo di operare sbagliato, raffazzonato, improvvisato, ai propri clienti.

Queste persone, mi spiace dirlo, non sono dei social media manager seri e professionali.

Ma come fare a riconoscere un social media manager competente e distinguerlo da un ciarlatano, se non si hanno le dovute competenze e dobbiamo affidarci, per forza di cose, ad un social media manager?

In altri termini, come faccio a sapere se il social media manager su cui sto puntando, sa fare il proprio lavoro?

La risposta purtroppo non può essere netta, i SMM sono dei professionisti con un proprio, spesso originale, metodo di lavoro, ed è partendo dalla professionalità, o meglio, dall’approccio professionale, che è possibile capire se un social media manager è ciò che dice di essere.

Come dicevo, ognuno ha un proprio metodo di lavoro, acquisito nel tempo e a scanso di equivoci, questa competenza non è legata ad attestati o titoli, ma è figlia dell’esperienza pratica.

L’esperienza sul campo, chiamiamola così, prima o poi, fa sì che tutti arrivano ad identificare alcuni “comportamenti errati”, strategie fallimentari e pratiche deleterie e non professionali, che, se identificate per tempo, possono aiutarci a distinguere un social media manager competente da un ciarlatano.

Una delle prime cose che un social media manager impara nel proprio percorso è che i social non sono tutti uguali, ogni social ha i propri tempi, i propri ritmi, la propria utenza ed il proprio linguaggio, di conseguenza, utilizzare un linguaggio unico su tutti i social e piattaforme, è una pessima idea, perché, oltre a non dare all’utenza e possibili clienti, una ragione reale e valida per seguire un determinato brand su più social, nella maggior parte dei casi implica l’utilizzo di un linguaggio non adeguato alla piattaforma e al pubblico.

Questo “errore” può essere identificato dall’esempio pratico di un brand che posta lo stesso identico contenuto su tutti i propri canali social. De facto rendendo ogni social la copia speculare di tutti gli altri.

Una delle prima cose che chi lavora con i social impara è che per bisogna realizzare contenuti adatti ai vari social, dove per adatti si intende contenuti costruiti tenendo sott’occhio non solo il social, ma anche la propria utenza su quel social e l’utenza a cui ci si rivolge.

Per intenderci, se entriamo in un ristorante giapponese, ordiniamo del sushi, se entriamo in una pizzeria ordiniamo una pizza. Lo stesso vale per i social, se invece, ignorando completamente contesti e linguaggi, ordinassimo del sushi in una pizzeria, magari ci viene anche offerto quello che abbiamo chiesto, ma la sua qualità sarà sicuramente infima, perché quel locale non ha gli ingredienti, non la gli utensili e non ha le competenze per produrre quel prodotto che non gli appartiene.

Un altro errore molto comune tra i finti social media manager riguarda la tipologia di contenuti che vengono postati sui social.

Un profilo social, che sia una pagina facebook, un account instagram, o altro, non è solo una vetrina dei prodotti e contenuti di un brand, ma è uno strumento di business, che serve a mettere in comunicazione il brand con i propri clienti e potenziali clienti, di conseguenza, un social media manager che si limita a proporre contenuti promozionali, non sta facendo bene il proprio lavoro.

I social servono anche e soprattutto a raccontare il brand, serve un piano editoriale, serve un processo di storytelling che veicoli all’utente un messaggio, dei valori, dei concetti, che racconti delle storie con cui stringere e rafforzare un legame tra il brand e la propria community.

Per fare questo, non ci si può ovviamente improvvisare, serve una conoscenza profonda e completa del brand, e questo ci porta al terzo grande errore, o se preferiamo, indicatore, che possiamo utilizzare per individuare un cattivo social media manager.

Come anticipavo, è necessario che il social media manager conosca il brand, perché solo conoscendo il brand il SMM può costruire un piano editoriale e raccontare il brand utilizzando il linguaggio più adatto al target e alla piattaforma social che si utilizza.

Ovviamente nessuno ha una conoscenza preliminare di un brand, a meno che non sia un appassionato di quel dato brand, ma, anche in quel caso, è necessaria una certa dose di studio.

Studio che implica un contatto lungo e diretto con il brand, in questo caso cliente, in altri termini, un social media manager che si limita a chiedere le credenziali di accesso ai social, e poche altre informazioni relative ai prodotti ed offerte in corso, forse è meglio tenerlo a distanza.

Un social media manager che si rispetti farà tantissime domande sul brand sull’azienda, sul rapporto con la community, sui valori e sui concetti che vengono associati al brand ed i suoi prodotti. Perché solo in questo modo, sarà possibile raccontare realmente il brand e tutto ciò che rappresenta.

Un altro grande indicatore che possiamo prendere in considerazione per identificare un ciarlatano, riguarda il metro di misurazione del successo della strategia.

Per intenderci, un social media manager che ha come focus la quantità di nuovi follower giornalieri, di like, commenti e condivisioni di un post, ci sta vendendo fumo.

Un social media manager che si rispetti, per valutare il successo della strategia utilizzerà altre metriche, altre KPI, utilizzerà degli indicatori definiti insieme al cliente a seconda dell’obiettivo o degli obiettivi delle strategie messe in atto, strategie che necessariamente dovranno essere corrette e ottimizzate a vista, perché purtroppo o per fortuna non esistono formule magiche dal valore universale e questo ci conduce direttamente al prossimo punto, ovvero, la produzione di report.

Durante il monitoraggio di una strategia, i cui obiettivi sono definiti insieme al cliente, un social media manager produrrà periodicamente dei report in cui indicare gli obiettivi raggiunti, i risultati delle campagne messe in atto e al fronte di questa reportistica, si confronterà con il cliente per definire il passo successivo della strategia.

In altri termini, un buon social media manager lavora insieme al brand, lavora a stretto contatto con il cliente, mantiene viva e costante la comunicazione e soprattutto, compie un passo alla volta.

Altri errori comuni

Questi indicatori ci permettono di riconoscere un social media manager professionale da un ciarlatano, ma ci sono anche altri indicatori più “semplici” da identificare, che evidenziano un approccio errato ai social.

Questi sono, in primis, lo spam, l’autocondivisione, gli autolike, le pubblicazioni inopportune nella bacheca o in chat privata, con altre persone, l’invio di inviti a lasciare like alla pagina o profilo social ad amici e parenti e un’infinità di persone a cui non frega nulla del brand, al solo fine di gonfiare i like della pagina.

Segue a ruota l’uso eccessivo di Hashtag e soprattutto, l’utilizzo di hashtag non contestuali, e l’utilizzo di tag inopportuni.

Ultimo, ma non meno importante, la censura dei commenti negativi e delle critiche, attraverso la cancellazione di quel tipo di interazioni.

Un brand serio ed un social media manager serio, sanno fare tesoro delle critiche e sono in grado di sfruttarle per migliorare la qualità dei servizi offerti e dei prodotti, denotano la capacità del brand di ascoltare la propria community e di lavorare in funzione dei consumatori, e questo ha enormi vantaggi in termini di fidelizzazione, di passaparola e di conversioni, in altri termini, si incrementano le vendite ed i profitti.

Diversamente, ignorando le critiche, censurando i commenti negativi, e, spammando, si denota un utilizzo poco professionale oltre che fastidioso, dei social, con il rischio, concreto, di gravi effetti negativi sulla brand reputation, perché macchiando la reputazione del brand si mina il rapporto con la community, e questo limita la fidelizzazione e distrugge il passaparola.

In altri termini, si rischia di perdere clienti, che è l’esatto contrario di ciò che un social media manager dovrebbe fare.

Conclusioni

In conclusione quindi, un social media manager lavora a stretto contatto con il brand, ascolta la community e fa tesoro delle critiche, al fine di raccontare al meglio il brand, i suoi valori, la sua storia ed anche i suoi prodotti, utilizzando un linguaggio adatto al social su cui ci si trova. Questo racconto deve essere ben definito, perfettamente pianificato e schedulato, e, cosa più importante, vanno fatte periodiche correzioni e aggiustamenti sulla base dell’analisi dei risultati ottenuti.

Chi non opera in questo modo, limitandosi a spammare post professionali, pieni di hashtag e tag generici, copiando ed incollando lo stesso post su più piattaforme social differenti, mi spiace dirlo, è un venditore di fumo, un ciarlatano che punta ad aumentare i like social con metodi fraudolenti e senza alcun ritorno positivo per il brand.. 

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